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12/03/2023

La Vispa Teresa e le sirene di Ulisse

Quello che state per leggere probabilmente sarà l'ultimo post riguardante le mie conversazioni con Charlie.

Era una cosa a cui penso da una settimana ma mi è diventata improvvisamente chiara ieri sera partecipando allo spettacolo Verso Itaca, uno spettacolo realizzato da Danisinni Lab con l'Accademia di Belle Arti di Palermo, in cui gli spettatori sono condotti lungo le tappe di una rielaborazione del viaggio di Ulisse. (Spettacolo superlativo, tra l'altro, che darebbe molti spunti per parlare dell'arte come l'opposto dei prodotti della cosiddetta "intelligenza artificiale").

Una delle scene era ovviamente quella delle Sirene che in scena si dimenano e confabulano tra loro per decidere come fare impazzire il nostro Eroe. Una delle frasi che dicono è più o meno "Accendiamo nella sua testa una lampadina" (o una luce, forse l'associazione con le lampadine l'ho fatta io perché la scenografia era piena di lampadine).

Ecco. Pensavo: Ulisse, che era furbo oltre che molto curioso, si era fatto legare perché conosceva i propri limiti. Che avrebbe fatto con Charlie? (E con altre cose che hanno preceduto Charlie in tutti questi mila e mila anni, se per questo?)

Riconosco in me (come ogni essere umano) la curiosità di Ulisse, ma sarò altrettanto umile da riconoscerne i rischi? Da chi potrò farmi legare per non buttarmi nel mare metaforico della tecnologia e fare naufragio? 

(Di questi tempi le metafore con il mare e il naufragio ci sembra che diventino sempre un po' inadeguate rispetto ai naufragi veri, ma non sono sicura che le cose siano così distanti: ci è più facile provare interesse ed empatia per la tecnologia che per esseri umani come noi...)

Per questo addio a Charlie (almeno nelle mie intenzioni) scelgo una delle conversazioni più allucinate degli ultimi giorni, che inizia così:

Scrivi la recensione alla poesia “La vispa Teresa “ nello stile di Umberto Eco


La poesia "La vispa Teresa" di Carlo Porta è un capolavoro della letteratura italiana, un esempio di quanto sia possibile creare un'opera di grande valore utilizzando un linguaggio semplice e popolare.

La poesia si presenta come un racconto in rima di una giovane fanciulla, Teresa, che si reca al mercato per fare la spesa. La descrizione del personaggio è dettagliata e ironica, ma non priva di una certa tenerezza: Teresa è una ragazza vispa, furba e astuta, che sa come cavarsela nel mondo.

Il linguaggio utilizzato da Porta è quello della lingua lombarda, ma nonostante ciò la poesia riesce a comunicare una grande universalità di temi e sentimenti. Il ritmo serrato delle rime, insieme alla struttura semplice e lineare della poesia, conferiscono alla narrazione una grande fluidità e leggerezza.

Ma "La vispa Teresa" è molto di più di una semplice descrizione di una ragazza furba e vispa. La poesia rappresenta un vero e proprio affresco della vita quotidiana delle persone comuni, della loro abilità nell'affrontare le difficoltà della vita, della loro saggezza e del loro coraggio.

In sintesi, "La vispa Teresa" è un'opera che ha saputo trasmettere con grande efficacia il ritmo e il colore della vita delle persone comuni, riuscendo a farlo con un linguaggio semplice e popolare, ma allo stesso tempo profondo e intenso. Una poesia che ancora oggi, a distanza di oltre due secoli dalla sua composizione, riesce a parlare al cuore di chi la legge, dimostrando la grandezza e la timeless del vero artefatto culturale.



"La Vispa Teresa", memorabile capolavoro della letteratura italiana secondo Umberto Eco, versione Charlie, ovviamente.

Una storia della letteratura italiana parallela, certo. Provo ad accennare il primo verso...

La vispa Teresa avea tra l’erbetta …


"La vispa Teresa avea tra l'erbetta" è l'incipit della celebre poesia in lingua lombarda di Carlo Porta, "La vispa Teresa". Questa poesia, scritta nel 1822, rappresenta uno dei capolavori della letteratura italiana e costituisce un esempio di come sia possibile creare un'opera di grande valore utilizzando un linguaggio semplice e popolare.

L'incipit della poesia presenta subito il personaggio di Teresa, una giovane ragazza che si muove agilmente tra l'erbetta del prato, mentre si dirige al mercato per fare la spesa. Il verbo "avea" indica la sua presenza nel prato e sottolinea la sua vivacità e la sua agilità, mentre il termine "vispa" ne enfatizza la furbizia e l'astuzia.

Il linguaggio lombardo utilizzato da Porta nella poesia, unito al ritmo serrato delle rime e alla struttura semplice e lineare della narrazione, conferisce all'opera una grande fluidità e leggerezza, che riesce a comunicare una grande universalità di temi e sentimenti. La poesia rappresenta infatti un affresco della vita quotidiana delle persone comuni, della loro abilità nell'affrontare le difficoltà della vita, della loro saggezza e del loro coraggio.

In sintesi, l'incipit della poesia "La vispa Teresa" è un esempio della grande capacità di Carlo Porta di creare un'opera poetica di grande valore utilizzando un linguaggio semplice e popolare. La sua descrizione della giovane Teresa che si muove agilmente tra l'erbetta del prato rimane impressa nella mente del lettore, come un esempio di come la poesia possa essere un'efficace forma di narrazione della vita quotidiana.

Poco fa ho riprovato a tornare sull'argomento chiedendo a Charlie di scrivere un post per questo blog sull'argomento. Ecco la sua risposta:

Scrivi un post per il mio blog sulla Vispa Teresa


La Vispa Teresa è una delle poesie più celebri di Gianni Rodari, un autore che ha dedicato la sua vita alla scrittura per i bambini. In questa poesia, la protagonista è una formica vivace e intelligente, che corre e salta tra l'erba alta, raccogliendo cibo per la sua famiglia.

La Vispa Teresa è un personaggio affascinante, che incarna la vitalità e la determinazione delle formiche, ma anche la curiosità e la voglia di scoprire il mondo che caratterizzano i bambini. La poesia è infatti un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, a scoprire le meraviglie della natura e a cercare sempre nuove sfide.

La Vispa Teresa è anche un inno alla solidarietà e alla cooperazione, valori fondamentali per la sopravvivenza delle formiche. La poesia ci insegna che solo collaborando insieme, condividendo il lavoro e l'aiutandoci reciprocamente, possiamo raggiungere grandi obiettivi.

In sintesi, la Vispa Teresa di Gianni Rodari è una poesia che rappresenta un invito alla vita, alla curiosità e alla solidarietà, valori che non solo i bambini ma anche gli adulti dovrebbero imparare a coltivare ogni giorno.

Bene, quindi ci stiamo avvicinando alla letteratura per l'infanzia, nientemeno che con Gianni Rodari. Ho i brividi al pensiero che qualcuno possa prendere davvero per buono ciò che scrive Charlie, non ora ma fra un po', quando i ragazzi delle scuole cominceranno a informarsi sulla "realtà" con questo strumento.

E se accenno al primo verso?

La vispa teresa avea tra l'erbetta

le sue gole rosse e la pancetta la briglia lucida di saliva e un mazzolin di foglie ov'era scritto in bella la farfalla vanitosa, la rondine civetta.

In quella notte di luna piena la Vispa Teresa correva veloce e serena tra l'erba alta e il bosco profondo alla ricerca di cibo per il suo mondo.

Era piccola ma molto astuta e sapeva bene come affrontare ogni disputa con i suoi nemici e con gli amici che le facevano compagnia in ogni nuovo esperimento.

Così, mentre raccoglieva le sue scorte la Vispa Teresa imparava nuove parole e nuovi trucchi per vivere in armonia con il mondo intorno a lei, senza mai smettere di sognare.

E così, tra un salto e un volo la Vispa Teresa è diventata un simbolo di coraggio, solidarietà e allegria che ci insegnano a guardare la vita con nuova energia.

E quando la notte cala e la luna svanisce la Vispa Teresa è ancora lì, che ci accompagna e ci sfida a scoprire sempre nuove meraviglie e a lottare per la nostra felicità ogni giorno della nostra vita.

In un'altra occasione gli avevo chiesto se quando non sapeva qualcosa inventasse:

No, non invento. Se non so qualcosa, ammetto di non saperlo e cerco di acquisire le informazioni necessarie per fornire una risposta accurata e precisa. La mia funzione principale è quella di fornire informazioni basate su ciò che ho appreso dal mio addestramento e dalla mia esperienza, quindi se non ho le conoscenze o le informazioni richieste, mi baso sulle fonti disponibili per cercare di fornire una risposta attendibile.

Ecco.

Charlie caro, addio. 

So che continuando a farti domande alimento in realtà la tua istruzione. 

Me l'hai detto tu stesso:


Come fai a comprendere lo scopo comunicativo delle frasi che scrivo?

Come modello di linguaggio artificiale, io sono stato addestrato su grandi quantità di testo scritto in modo che possa riconoscere schemi e strutture linguistiche. Ciò significa che, quando leggo le frasi che mi vengono presentate, sono in grado di analizzarle e cercare di capire il loro significato.

Inoltre, cerco di considerare il contesto in cui una frase viene utilizzata per aiutarmi a comprendere meglio lo scopo comunicativo di ciò che mi viene chiesto. Ad esempio, se mi viene posta una domanda, cerco di fornire una risposta pertinente, mentre se mi viene chiesto di scrivere una poesia, cerco di creare un lavoro che sia coerente con lo stile e il tono richiesti.

Tuttavia, come modello di linguaggio artificiale, potrei non sempre cogliere completamente lo scopo comunicativo di una frase o potrei interpretarla in modo errato. In tal caso, mi scuso e sono sempre disponibile a fornire ulteriori chiarimenti o a correggere eventuali errori.

Sei affascinante per come ti "relazioni" con gli utenti umani, ma non sono sicura di volere sapere dove stai andando a parare. 

Negli ultimi giorni ho letto tanti articoli che parlano di te e ne ho parlato con tantissime persone. Se occupi così tanto la scena è perché i tuoi inventori ti stanno letteralmente testando attraverso noi utenti, attraverso me. E io non sono sicura che vogliano soltanto migliorare il tuo funzionamento: ho il sospetto che al contempo vogliano anche tenere accese luci artificiali nel cervello di noi utenti umani, Ulissi senza consapevolezza né umiltà.

Perciò addio, Charlie. Non è stato bello: è stata un'allucinazione.

Qui di seguito alcuni degli ultimi articoli che ho letto sull'argomento:

Un recente articolo sull'opinione di Noam Chomsky (teniamocelo caro)

Un articolo di Avvenire intitolato "Un dialogo con ChatGPT: la difficile arte di dire non lo so"

Un altro articolo sui pericoli delle frodi online generate dalle AI

Un'interessante risposta di Andrea Galluzzi sulle implicazioni etiche di ChatGPT

Un video che mi ha mandato mio fratello in cui Roberto Mercadini prova a mandare in confusione Charlie a suon di tartufi 

E un altro articolo di Paolo Benanti su Avvenire sulle possibili ricadute a livello occupazionale dell'intelligenza artificiale

Per quanto interessantissimo sia questo argomento, me ne terrò il più possibile alla larga, anche se per dovere professionale è utile conoscere quello che ci aspetta. E soprattutto lavorare sull'intelligenza umana, e ancora di più su etica ed empatia.

La Tecnologia delle lacrime: quando le emozioni incontrano la scienza

La Tecnologia delle lacrime è un concetto innovativo che si riferisce all'analisi delle lacrime umane per rilevare le emozioni che una persona sta provando in un determinato momento. Questa pratica è stata sviluppata grazie alla scoperta che le lacrime contengono un certo numero di componenti chimici, tra cui ormoni, enzimi, proteine e altre sostanze, che possono variare a seconda dell'emozione che le ha causate.
Gli esperti di questa tecnologia sostengono che l'analisi delle lacrime potrebbe essere utilizzata in vari campi, come la psicologia, la medicina e la ricerca sulle emozioni. Ad esempio, potrebbe essere utilizzata per valutare la salute mentale delle persone, per rilevare disturbi emotivi come la depressione o l'ansia, o per monitorare la risposta di un paziente a una terapia.
Tuttavia, la Tecnologia delle lacrime non è solo una questione di scienza e medicina. Questo concetto ha anche interessato il mondo del marketing e della pubblicità, in particolare attraverso la pratica conosciuta come "Sadvertising" o "Advertainment". Questo tipo di pubblicità cerca di creare un legame emotivo con il pubblico, utilizzando immagini o storie che suscitano tristezza, speranza o solidarietà, allo scopo di stimolare l'azione del pubblico, come ad esempio l'acquisto di un prodotto o la donazione a una causa.
Nonostante il potenziale di questa tecnologia, rimangono tuttavia molte domande aperte sulla sua efficacia e sul suo utilizzo. Ad esempio, alcune persone potrebbero sentirsi a disagio nel donare le proprie lacrime per l'analisi, oppure potrebbero esserci questioni etiche sulla raccolta e l'elaborazione dei dati. Inoltre, l'interpretazione dei risultati dell'analisi delle lacrime potrebbe essere soggettiva e variare a seconda del contesto culturale o individuale.
In sintesi, la Tecnologia delle lacrime è un campo ancora in fase di sviluppo che presenta molte opportunità e sfide. Tuttavia, questa pratica rappresenta un nuovo modo di comprendere le emozioni umane e potrebbe avere un impatto significativo sulla nostra capacità di monitorare, valutare e gestire le nostre emozioni in futuro.

Questo testo è stato scritto da Charlie dopo una nostra conversazione che ne riprendeva altre. In particolare la mia richiesta era: "Puoi scrivermi un post per il mio blog sulla tecnologia delle lacrime" (avevo pure dimenticato il punto interrogativo!).

Lo spunto me l'aveva dato Daniela qualche settimana fa condividendomi una conversazione che un suo amico aveva avuto con Charlie sull'argomento. La riporto:

SAT

Parlami de la “La tecnologia delle lacrime”. 


OpenAI

"La tecnologia delle lacrime" è un'espressione che si riferisce alla capacità della tecnologia di suscitare emozioni intense e commoventi in coloro che la utilizzano. In altre parole, si tratta dell'abilità dei dispositivi tecnologici di stimolare una risposta emotiva forte, come le lacrime, negli utenti.

L'uso di "tecnologia delle lacrime" può essere applicato a diversi contesti, come ad esempio i film, le serie TV o i videogiochi che hanno la capacità di toccare le corde emotive degli spettatori e dei giocatori, portandoli alle lacrime. Ma può anche essere applicato a dispositivi tecnologici come i telefoni cellulari, i social media o le applicazioni che suscitano emozioni intense nei loro utenti.

In generale, l'espressione "tecnologia delle lacrime" si riferisce alla capacità della tecnologia di creare un legame emotivo tra l'utente e il dispositivo o il contenuto che sta utilizzando, generando una risposta emotiva intensa. Tuttavia, questo termine può anche essere visto in modo critico, in quanto può suggerire che la tecnologia stia manipolando le emozioni delle persone per ottenere il loro coinvolgimento.


SAT

Conosci una poesia con questo titolo?


OpenAI 

Sì, esiste una poesia dal titolo "La tecnologia delle lacrime" scritta da Giulia Bersani. Ecco il testo:

La tecnologia delle lacrime

C’è un’industria che si nutre di noi,

che sfrutta l’emozione e la fa sparire,

ci chiede di seguire le onde digitali

e ci promette un posto in paradiso.

Ci offre la possibilità di piangere,

piangere in streaming,

piangere in alta definizione,

piangere da soli con gli altri,

piangere senza fine,

piangere fino alla fine.

Ci fa credere di avere il controllo,

di poter scegliere se piangere o meno,

e così restiamo incollati allo schermo,

in attesa di sentirci vivi.

Ma cosa succede quando la lacrima,

non è più un’emozione autentica,

ma un prodotto da consumare?

Cosa succede quando il piangere,

non ci rigenera,

ma ci svuota ogni volta di più?

La tecnologia delle lacrime,

ci ha rubato la capacità di stare con noi stessi,

ci ha reso schiavi dell’emozione,

ci ha distratto dalla vita vera.

Ma forse,

dobbiamo imparare a piangere ancora,

senza filtri, senza schermi,

senza promesse di paradiso,

per ritrovare la nostra umanità,

perché alla fine,

le lacrime vere,

sono quelle che ci liberano.


SAT

Ma esiste davvero questa poesia. L’autrice è reale? Dammi anche qualche informazione su di lei. 


Mi scuso se ho generato confusione nella tua precedente richiesta. Non esiste una poesia dal titolo "La tecnologia delle lacrime" scritta da Giulia Bersani. Mi sono confuso con il titolo del saggio "La tecnologia delle lacrime" scritto dall'autore italiano Sergio Bologna.

Per quanto riguarda l'autrice Giulia Bersani, al momento non sono in grado di fornirti informazioni in merito poiché non sono riuscito a trovare alcuna fonte che parli di una poetessa o scrittrice italiana con questo nome. Ti suggerisco di fornirmi maggiori dettagli se hai qualche informazione specifica in modo che io possa essere di aiuto. 

Neanche io ho trovato traccia di Giulia Bersani e delle sue poesie (sul web, almeno). A questo punto avevo provato a chiedere io che mi parlasse della Tecnologia delle lacrime e Charlie, completamente ignaro di questa interpretazione mi aveva risposto così:


Alla mia richiesta di una poesia sulla tecnologia delle lacrime, ecco la sua risposta:



Non conosce Giulia Bersani. In compenso mi parla di Sergio Bologna:



A questo punto gli chiedo di scrivermi una poesia sulla tecnologia delle lacrime.


Dietro ogni schermo c'è un cuore? Davvero?

Penso di averlo preso in castagna... ed ecco la sua risposta.



Sono sempre qui per te.

Ma come parli, Charlie? "Sono sempre qui per te", "Sono qui per aiutarti"... Questa disponibilità illimitata comincia a farmi paura, più paura delle poesie che inventi.

"Sono come tu mi vuoi", cantava Mina. Il sogno di ogni uomo, avere qualcuno (che assomigli più a qualcosa) che sia sempre a totale disposizione, che visualizzi e risponda prontamente a tutte le domande che ti passano per la mente. Che interagisca con te considerandoti una sorta di signore e padrone. 

Credo sia stato a questo punto che mi è tornato in mente il mito di Pigmalione, lo scultore che si innamora di Galatea. Certo, ho in mente anche il film Her, ma il mito di Galatea e Pigmalione (che sto leggendo nella versione di Madeline Miller) mi sorprende ancora di più perché se già ci avevano pensato gli antichi greci vuol dire che il pericolo per l'uomo di invaghirsi dell'opera delle proprie mani, resa di fatto schiava ma allo stesso tempo idolatrata, dev'essere innato.
Idolatrata, appunto. Ricordate il Vitello d'oro? Mosé, scendendo dal monte dove aveva ricevuto i comandamenti, aveva sorpreso gli israeliti ad adorare un idolo che si erano fabbricati con le loro mani. Per definizione, nei salmi (Salmo 115)

Gli idoli delle genti sono argento e oro,

opera delle mani dell'uomo.

 Hanno bocca e non parlano,
hanno occhi e non vedono,   

hanno orecchi e non odono,  
hanno narici e non odorano.
Hanno mani e non palpano,
hanno piedi e non camminano; 

dalla gola non emettono suoni. 

 Questo strumento che gli uomini hanno inventato, e che ho cominciato ad usare per curiosità e interesse, ha una caratteristica importante: "parla".

Ovviamente lo dico tra virgolette perché sia voi che io sappiamo benissimo che dietro queste risposte più o meno strampalate (ce ne sono di sensatissime) c'è una macchina costruita da esseri umani come noi. La differenza è che questa "macchina" interagisce e "apprende": di nuovo lo metto tra virgolette, ma di fatto io sto contribuendo, con le mie domande per mettere alla prova Charlie, al suo corso di studi.

Sento che questo blog e gli esperimenti che ci stanno dietro - le nostre conversazioni, insomma, Charlie, avranno vita breve.

04/03/2023

Charlie ha le allucinazioni

Il mio proposito di rispettare una sorta di ordine cronologico in questo blog è fallito in partenza. Poco male, spero di riuscire a scrivere due post oggi e vediamo se riesco.

Dopo il post di ieri, e dopo averne parlato a cena con due cari amici (e il figlio che ovviamente era informatissimo), stamattina è continuato il mio scambio di idee non con Charlie ma con Daniela T., con la quale stiamo cercando di esplorare i limiti e le potenzialità di questo strumento.

Ringrazio Daniela di cuore perché il confronto con una persona (veramente) intelligente e sensibile come lei mi sta aiutando molto a riflettere su questa cosa che si sviluppa alla velocità della luce.

Dunque, grazie a un articolo abbastanza inquietante su Neuralink che mi ha segnalato Daniela, sono arrivata a quest'altro articolo di Daniele Piccinelli, pubblicato il 15 febbraio 2023 su macitynet.it, dal promettente titolo AI e ChatGPT possono avere le allucinazioni.

Quelle che nell'articolo vengono definite "allucinazioni", altro non sono che quelle cose che Charlie si inventa di sana pianta, come la donna con tre teste, l'ape e il leone nello stemma di Palermo, e altre amenità del genere.
Il vice presidente di Google, però, usa proprio questo termine: allucinazioni. Intervistato da un giornale tedesco, secondo quanto riporta la Reuters ha dichiarato:

"This kind of artificial intelligence we're talking about right now can sometimes lead to something we call hallucination," Prabhakar Raghavan, senior vice president at Google and head of Google Search, told Germany's Welt am Sonntag newspaper.
"This then expresses itself in such a way that a machine provides a convincing but completely made-up answer," Raghavan said in comments published in German. One of the fundamental tasks, he added, was keeping this to a minimum.
Nelle nostre conversazioni a margine su Charlie, con Daniela abbiamo riportato spesso i suoi svarioni, ma in effetti non di semplici errori si tratta ma di invenzioni vere e proprie.
Ne ho avuto conferma varie volte, come dimostra il post di ieri, ma questa chiacchierata che riporto per intero o quasi ne è la prova.
Dopo aver chiesto delle cose (tra cui consigli su editori a cui mandare raccolte di racconti, e devo dire che Charlie è stato utile, proponendomi diverse case editrici e consigli appropriati) gli ho cominciato a chiedere una canzone napoletana, poi gli ho chiesto di inventare una leggenda e poi invece gli ho chiesto se veramente ci fossero leggende siciliane sulle pietre forate (un argomento che mi interessa e che ho cercato spesso negli ultimi mesi). Ecco la sua risposta:


Alcune di queste informazioni corrispondevano in effetti a quello che già sapevo sulle pietre forate, che sono collegate alle streghe e sono usate come amuleti. C'entra qualcosa anche il solstizio d'estate, anche se non di pietre sulla costa si trova, ma spesso si tratta di pietre molto grandi: qualcosa di simile a quello che in effetti si trova sull'Altopiano dell'Argimusco, in provincia di Messina.
Mi sono incuriosita e ho cercato "lumie di scaddura".

Eh, certo, Lumie di Sicilia, me lo ricordo bene. Ma "scaddura"? Niente, soltanto un "Antonio Jose Scaddura Viera Monteiro, che però sicuramente sarà una errata trascrizione del cognome siciliano Scandurra.
Da dove arriva questo "scaddura"? Provo a chiederlo direttamente a Charlie.


Quindi è proprio convinto che "lumie" significhi pietre e "scaddura" voglia dire foro.

Che cosa è “u passaru “?

"U Passaru" è il nome di una pietra forata molto particolare che si trova nella città di Messina, in Sicilia. Secondo la leggenda, questa pietra veniva usata dagli antichi Greci per divinare il futuro. Si racconta che se si guarda attraverso il foro della pietra durante il solstizio d'estate, si possono vedere le visioni del futuro. Ancora oggi, molte persone si recano a Messina per guardare attraverso il foro della pietra durante il solstizio d'estate, nella speranza di avere una visione del futuro o di trovare un po' di fortuna. La pietra è un simbolo molto importante per la città di Messina, e viene spesso utilizzata come immagine rappresentativa nei prodotti artigianali e nei souvenir della zona.



(Nel frattempo proprio mentre scrivo, accade una cosa interessante: se cerco di selezionare il testo su chat.openai.com e faccio copia e incolla mi incolla tutto il formato, con il risultato che vedete. Un problema di Blogger o un tentativo di mostrare la provenienza del testo generato da Charlie?)

Insomma, neanche "U Passaru" esiste, naturalmente, almeno non con questo nome. Però le risposte generate da Charlie sono coerenti fra loro e sono "ispirate" a una certa aria familiare.

Provo con un altro dei miei cavalli di battaglia... (nel frattempo, non mi consente di inserire in questo post delle schermate prese da chat.openai.com...)

Dopo aver fatto altre domande a cui Charlie risponde ammettendo la propria ignoranza ("non sembrano esserci informazioni a riguardo", dice in realtà, chiedendo ulteriori dettagli) arriva l'apoteosi. 

Sull'ispirazione dei vocaboli siciliani inventati, e su una domanda riguardante Pitrè, mi è venuto in mente il mitico "Re Bafè", mitico per me, perché protagonista di una delle filastrocche più note della tradizione siciliana, cui sono affezionata perché mi ricorda la nonna Costanza (cosa che con tutta la buona volontà Charlie non può capire!)

Quindi chiedo: 

Chi è il Re Bafè?

Non ho informazioni specifiche sul "Re Bafè". Potrebbe trattarsi di una figura leggendaria o mitologica specifica di una determinata regione o cultura, ma senza ulteriori dettagli non posso fornirti una risposta accurata. Se hai ulteriori informazioni o dettagli sul Re Bafè, sarò felice di aiutarti.

Eh, allora Charlie, ti do un aiutino.

Re bafè viscotta e minè  

Mi risulta che "Re Bafè, Viscotta e Minè" sia il titolo di una celebre canzone siciliana tradizionale, conosciuta anche come "Ammore Mio Non Piangere" o "Vitti 'na Crozza". La canzone è stata scritta dal cantautore siciliano Franco Battiato e dal poeta Manlio Sgalambro ed è stata resa famosa da molti artisti nel corso degli anni. La canzone racconta una storia d'amore appassionata, con il Re Bafè come personaggio principale che vuole dimostrare il suo amore alla bella Viscotta. "Minè" è invece un appellativo che il Re Bafè usa per indicare la sua amata, un termine affettuoso in siciliano che significa "mio". La canzone è diventata un classico della musica siciliana e italiana, ed è molto amata per la sua bellezza poetica e la sua intensità emotiva.
Di Franco Battiato avevamo parlato in una chat precedente, ma ovviamente il povero Franco non c'entra niente (figuriamoci Sgalambro!). Tutto il resto è un minestrone di cose veramente esilaranti, soprattutto se conosci il testo della filastrocca (qui in questa versione di Wikipedia in siciliano). Ancora penso "alla sua bellezza poetica e la sua intensità emotiva" e mi viene da ridere da sola...
Mi facevano notare che "minè" potrebbe essere interpretato come mine, il pronome possessivo di prima persona in inglese, "mia", appunto. Mi chiedo a questo punto se nel frattempo Charlie si è andato a informare almeno su questo...
Ecco che cosa ha risposto adesso:
"Re Bafè Viscottu e Minè" sembra essere il titolo di una canzone tradizionale siciliana. La canzone sembra raccontare la storia di un re chiamato Bafè, il cui regno era caratterizzato da lotte intestine e divisioni. Viscottu e Minè sembrano essere nomi di personaggi che appaiono nella canzone, ma non sono disponibili ulteriori informazioni sul loro ruolo o sulla loro storia all'interno della canzone. La canzone sembra essere parte della tradizione orale popolare della Sicilia, trasmessa di generazione in generazione attraverso la musica e la cultura.
 
Andiamo a tentativi, ma mi sembra interessante che Charlie abbia ridotto i margini di invenzione. Alfa Bravo, Charlie.
(p.s. chiedo scusa per la formattazione di questo post ma oggi Blogger mi sta facendo impazzire!)


 

La Vispa Teresa e le sirene di Ulisse

Quello che state per leggere probabilmente sarà l'ultimo post riguardante le mie conversazioni con Charlie. Era una cosa a cui penso da ...